INUTILI STORIE
Mettiamo un guru.
E' il personaggio prescelto per questa storia.
Un guru che tendeva alla roccia e divenne di sale.
Passa, camminando camminando per le vie della sua misticheggiante vita, lungo una spiaggia. Era diretto in montagna, in una tipica grotta da guru, ma che vuoi... Se uno passa per il mare, la montagna dimentica. Decide di sedersi su uno scoglio. Essendo un guru se lo fissa e se lo rifissa, quel mare, senza battere le palpebre. Trista abitudine della ricerca dell'universale, quella di avere il mito dell'osservazione cocciuta, contro natura, titanica, diremmo ossessiva, se non temessimo di offendere la dignità convinta dell'essere guru. Vede le onde, sempre diverse, vivaci, fluide, forti... E si innamora. Vede la schiuma argentea sotto la luna e se ne innamora. Vede l'onda crespa sulla distesa della calma olio e se ne innamora. Vede la sabbia in sospensione far torbida l'acqua tempestosa e se ne innamora. Vede il suo corpo scheletrico riflesso nella risacca e si innamora della risacca. Vede le alghe morte impaludare lo specchio salino e se ne innamora. Vede l'onda ritirarsi, la vede lontana dal suo scoglio, non la vede più, la sente solo da lontano e la ama ancora di più. Dopo un anno è ancora sullo scoglio, con le palpebre che non hanno mai battuto, e chiama a modo suo il mare. Nel suo pensiero mistico è nato un concetto solo suo e, fisso e enorme per essere universale, è grandezza assoluta e immutabile. Lo vuole sott'occhio e non batte le palpebre per non perderlo. Il mare fa il mare, intanto. Il guru non batte le palpebre, e per anni e anni vede il mare in mille modi, ma per lui ormai è solo a modo suo, lo chiama a modo suo, unico, immutabile, e per lui non esiste che quel modo, un unico insieme, e tutto, dalle tempeste alla calma piatta, alte, basse maree, tutto è uno, un solo unico, il suo ideale immoto, ormai neanche più esteso, semplicemente riassunto, saltando tutto fino alla sintesi prescelta, alla riduzione del tutto solo al suo desiderio. Il guru diventa di sale. Il mare continua a fare il mare e non si è mai fermato a guardare il guru e, di carne o di sale, semplicemente non è mai esistito.
Avesse battuto le palpebre, guru mistico troppo, avrebbe visto il mutare, avrebbe visto il ciclo e l'avrebbe riconosciuto, il mare, e non avrebbe mai inventato il suo nome, la sintesi mistica immutabile che non c'è, ma restituito il vero. Riconosciuto, il mutevole mare.
Fortunata natura è mare: fluire e seguire i cicli e non avere palpebre da battere o no. Sembra segua la luna, i suoi cicli, al massimo: si seguono, si incontrano, si allontanano, senza altro legame che la loro indifferente attrazione reciproca, ciclica, senza nome, senza requie, senza ragione, senza obbligo, senza promessa, senza appuntamenti. Ci sono quando ci sono, senza toccarsi mai, cercandosi mai, attraendosi solo nella piena esondazione del loro essere.
Mettiamo che sia una storia senza capo né coda. E mettiamo il guru nel cestino. Come personaggio non vale mai granché in una storia, un guru, specie se di mare, specie se di sale.
La prossima volta narrerò della luna.
Conviene sempre.